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Genitori non si nasce, si diventa

Genitori non si nasce, si diventa

“Educare un bambino non è un piacevole svago, ma un lavoro in cui occorre impiegare la fatica di notti insonni, il capitale di dure vicissitudini, e molti pensieri.” Sono le parole del pedagogo Janusz Korczak, che ci fanno capire che essere genitori è il “mestiere” più bello e più difficile del mondo.

Niente di nuovo, direte voi. Niente che già non si sapesse. Eppure, ancora oggi, i genitori si spendono alla ricerca di consigli, di “pillole magiche” che portino loro la soluzione perfetta per superare le difficoltà della vita quotidiana con i propri bambini. Eccovi un’altra novità: non esiste una teoria universale per educare un bambino! Questo perché, principalmente, ogni bambino è un mondo a sé; e perché troppo spesso, l’adulto tende a considerare il bambino come un essere che un giorno sarà… un giorno diventerà… e invece il bambino è già! E’ già, qui ed ora, un essere umano dotato di una sua personalità e di un suo pensiero, seppur in formazione.

Il primo compito di un genitore, dovrebbe essere quello di individuare, lavorando su sé stesso, chi è e dove vuole andare; questo permetterà al bambino di non restare intrappolato in dinamiche di frustrazione, distanti da quello che lui vuole dal genitore, ossia essere accolto e ascoltato nei suoi bisogni ed essere accompagnato attraverso gli step di crescita. Il genitore che vive il suo ruolo con incertezza, sentendosi inadeguato, seguendo molteplici teorie educative, non fornisce al bambino quella base sicura di cui ha bisogno, rischiando così di cadere alla prima difficoltà. E allora? Il genitore cosa può fare? Chi deve ascoltare? Di quali consigli si deve fidare? Ribadisco: rilassatevi, perché non esiste un metodo che funziona sempre e con tutti. Capisco e ben conosco le fragilità dei genitori di oggi e soprattutto, da educatrice, conosco le difficoltà dell’educare. Ma nessun esperto ha ancora scoperto il metodo infallibile e nessun esperto potrà mai conoscere il bambino meglio di voi genitori.

Ciò che mi sento di dire ai genitori, che è anche ciò che spinge il mio agire da educatrice, è questo: non capiremo mai i bambini se non ci sforzeremo di conoscere la loro personalità. Impariamo dalle esperienze e anche dagli, inevitabili, errori che faremo durante il percorso. Impariamo quotidianamente anche noi, osserviamo i bambini, riscopriamoci curiosi di ogni passo della loro crescita. Diventiamo il loro riferimento, non un adulto descritto in chissà quale manuale.

E soprattutto: chi accetta la sfida di educare, deve convincersi che chiunque può imparare; attraverso l’esempio, attraverso l’amore e attraverso la consapevolezza che un bambino “pensato” sarà un bambino che crescerà credendo nelle proprie capacità. E nessuno mai potrà impedirgli di arrivare dove lui sogna!

Mi dici: è faticoso frequentare i bambini.
Hai ragione.
Aggiungi: perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.
Ti sbagli.
Non è questo l’aspetto più faticoso.
E’ piuttosto il fatto di essere costretti
a elevarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Di stiracchiarsi, allungarsi sulle punte dei piedi,
Per non ferirli.

Janusz Korczak




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